L’opera inedita di Emanuela Messina: Meglio poco che niente

In attesa del debutto in scena, Emanuela Messina racconta la sua opera inedita Meglio poco che niente, tra ironia, fragilità e rinascita.
C’è un momento, quando scrivo teatro, in cui i personaggi si alzano dal foglio e iniziano a muoversi da soli. È successo con Meglio poco che niente, un testo a cui sono legata da tempo e che presto vedrete prendere vita sul palco. È un’opera inedita, già parte del mio percorso creativo, ma che ancora non ha respirato la luce del teatro. E forse è proprio per questo che vibra d’attesa, come chi sa di avere qualcosa da dire e non vede l’ora di farlo.
Una famiglia come specchio del presente
In Meglio poco che niente ho voluto raccontare una casa qualunque, la famiglia Pittaluga, dove tutto sembra ruotare attorno a un telefono che squilla troppo spesso. La tecnologia, i social, la smania di apparire: sono il sottofondo di una commedia che parla di identità, fragilità e rinascita.
Sul mio sito, nella pagina dedicata alle opere teatrali di Emanuela Messina, scrivo che è una “commedia tagliente e spassosa sui vizi della modernità”. Lo è, ma per me è soprattutto un atto d’amore verso la nostra confusione quotidiana, quel caos tenero che ci rende umani, ridicoli e veri.
Teatro contemporaneo, ritmo pop e sguardo intimo
Amo il teatro contemporaneo italiano perché permette di mischiare linguaggi, di portare in scena la musica stonata delle relazioni. In questo testo convivono accenti, generazioni, travestimenti e piccoli segreti. Le battute sono rapide, a volte corrosive, ma sotto c’è un ritmo emotivo che mi interessa di più: quello delle pause, degli sguardi, delle cose non dette.
Il palco sarà un salotto. L’unico spazio, ma anche il mondo intero. Tutto accade lì: amori, bugie, confessioni, perdite. Gli attori si muoveranno come in una coreografia emotiva, dove la parola è un gesto e il silenzio un grido trattenuto.
L’attesa prima del debutto
Scrivere un testo è come allestire una casa: poi arriva il momento in cui qualcuno deve abitarla. È ciò che sta per accadere con Meglio poco che niente. Lo stiamo preparando con la cura che si riserva alle prime volte, perché la prima volta non si ripete. Ogni personaggio, dalla Zia Barbera alla misteriosa Galina, chiede un respiro, un corpo, un tono.
Non vedo l’ora che quella risata che ora vive solo nella mia testa esploda nella sala, che un gesto improvviso sposti l’aria, che la fragilità si faccia carne.
E mentre aspetto il sipario…
Nel frattempo sto lavorando a due nuove opere:
una, dal titolo provvisorio L’uomo perfetto, esplora la trappola della perfezione e la bellezza dell’imperfezione ribelle;
l’altra, ancora senza titolo, nasce come dialogo corale tra generazioni e identità fluide, in un mondo dove la connessione non sempre unisce.
Sono lavori diversi, ma tutti figli della stessa urgenza: raccontare l’essere umano quando prova, sbaglia, si rialza e ride.
Il teatro come luogo della rinascita
Per me il teatro resta il posto dove tutto può ancora accadere. Dove il fragile diventa forza, dove la verità si nasconde dentro una risata. Meglio poco che niente nasce da questa convinzione: che anche un piccolo gesto – una parola sincera, una rivelazione imprevista – possa cambiare il ritmo delle nostre vite.
Quando questa commedia arriverà in scena, spero che chi la guarda si riconosca, almeno per un istante. Che qualcuno si ritrovi a ridere di sé, o a commuoversi per un pensiero improvviso. Perché il teatro, quando è sincero, ci mette a nudo.
Conclusione
Scopri le opere teatrali di Emanuela Messina e lasciati attraversare dalle sue parole.
Meglio poco che niente è pronta a varcare la soglia del palco e con lei, tutte le nostre imperfette verità.